Il PD il malato che vorrebbero curare con la camomilla
La crisi del PD setino? Leggo le considerazioni di Luigi De Angelis che sono nel solco di una emersione delle realtà fattuale, ed anche le considerazioni di Sergio Di Raimo.
Luigi viene dalla cultura Cattolica, così come Sergio, che guarda l’ uomo nel suo agire e nella virtù, io voglio solo introdurre la struttura sociale setina che è passata dai “contadini senza terra” agli “impiegati senza ufficio” per il COVID. Il nodo sta nella mancanza di quella “felice” contaminazione tra rappresentato e rappresentante che è stata la sinistra setina rivoluzionaria nelle aspettative e Riformista nella prassi. Oggi esiste una classe dirigente che non si occupa della politica ma cerca di risolvere nella vita civile competenze professionali. La setinita’, collante sociale si è trasformata in sezzesita’ che è evidenza di una forma di identità perdendo la sua sostanza
Il PD è erede di un partito tutto, il PCI, le cui classi dirigenti si formavano nella cultura contadina e del bisogno, si davano una prospettiva di emancipazione e definivano un modello. L’ idea era l’ emancipazione dalla fatica con la idea della conoscenza: un poco le maestrine dalla penna rossa del riformismo socialista, un poco Don Milani e molto nel culto della cultura come riscatto .
Quei contadini si sono fatti altro, la penna è poi il PC al posto del vomero. Ecco caro Luigi il PD ha, a Sezze, le percentuali di consenso di una qualsiasi periferia, è un partito che interessa una parte dei cittadini che va a votare, non esiste quindi nella vita dell’80 per cento dei suoi abitanti.
È stato il partito-paese, il partito-societa’, il partito-progetto, è ora quel che resta.
Non si fa domande, non ha risposte, a volte si perde in riti e vecchie preghiere saltando il problema della fede.
Questo vedo da lontano, da come vedrebbe la cosa un drone che torna nel posto in cui lo hanno fabbricato.
Il nodo non è chi deve impegnarsi per cosa ma cercare analisi nuove per una società nuova, non è volontarismo, non è occupare spazi e cercare una discussione sulle ragioni di un processo che ha portato dal partito-societa’ al partito-assessori, che ha portato ad un noi e un loro, vicendevole, capiscioni-fattivi per dirla alla Di Raimo. Cercare la classe dirigente presuppone che questa si formi su discussioni rispetto alla direzione. Di Raimo e De Angelis hanno illustrato uno scontro di uomini, non una idea di come vincere la guerra vera con gli avversari ma di combattere una guerra civile. Lidano Lucidi che non presentava certo prospettive ha vinto perché gli elettori hanno giudicato una prassi politica e sulla prassi politica Lucidi era almeno nuovo.
Il PD deve essere generoso con sé stesso, con ogni risorsa, deve avere scontri duri, deve rivendicarli. Non deve essere di quello o di questo, non conta chi va alla segreteria ma cosa dice alla città il segretario. Sezze e’ a rischio di diventare periferia di Latina che è periferia di Roma.
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