Lucio Planera racconta la cappella sistina del popolo: l’Eremo di Santa Lucia. Una bella storia e una lettera per me

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Ho conosciuto Lucio Planera per via dell‘Anpi setina di cui sono socio fondatore.

L’ho conosciuto nella bellezza di confronti accesi, dissensi forti che poi sono l’anima della libertà e il vaccino contro la banalità. Ecco Lucio mi è parso saggio, non banale, dialetticamente attento al diverso anche non condiviso. Da qui abbiamo cominciato a parlare (chattare), discutere scoprendo anche un filo socialista-libertario che ci lega. Poi, io non vivo nel paese in cui sono nato, lui ci è venuto a vivere e scegliendolo lo ha riempito di un amore forte, cercando il bello e il domandare dove chi ci è nato vede tutto nero della nostalgia.

Mi dice, ho scritto un libro sull’Eremo di Santa Lucia, lo presenta l’8 nell’eremo alle sedici di lunedì 8 dicembre e mi chiede di recensirlo, meglio di parlare, e mi manda anche l’elenco di chi ringraziare e lo farò, perché è difficile trovare un portatore di domande, un ricercatore di storie. Anzi farò di più pubblico la sua garbatissima lettera. Perchè lo faccio? Perchè lui magistralmente fa la genesi del libro. Nota uno stemma di un Papa, Sisto V, e comincia la sua ricerca, dettagliata figlia di particolari. Nota cose che per chi qui è da sempre non vengono a farsi notare forse per famigliarità. MI manda una lettera che è una delle più sentite di innamorato di Sezze, un mondo quello di Sezze che, a parer mio, di amore nella sua bellezza che ora è nei particolari che forse il tutto lo abbiamo un poco consumato, ne ha fame bisogno. Ci penso, ci ripenso, ma credo che sia giusto così. Lui, Lucio, ha trovato Sezze e nella lettera lo spiega. Io ho trovato un amico che mi ha riportato dove spesso ho difficoltà a tornare per via del tempo passato che mi ha riempito di nostalgia e non riesco a staccare il tempo che è da quello che è stato.

Santa Lucia, la sua immagine, con gli occhi in un piatto stava a guardarmi dal muro di casa di nonna, mi fissava, mi proteggeva con gli occhi al loro posto e altri due su quel piatto, candida come lo sono le sante martiri, e Lucio con la storia dell’eremo e dei suoi affreschi mi ha donato un ricordo mio.

 

LA LETTERA DI LUCIO

Carissimo Lidano,

ho finalmente inviato alla stampa La Cappella Sistina del popolo. Guida all’Eremo di Santa Lucia e ai suoi affreschi.

Il titolo nasce dall’aver notato lo stemma di Sisto V accanto al timpano dell’edicola centrale: un dettaglio che collega simbolicamente la nostra chiesetta alla più celebre Cappella Sistina romana di Sisto IV.

Sul lato opposto del timpano è presente anche lo stemma di alti prelati della famiglia Caetani di Sermoneta, che collaborarono con Sisto V e contribuirono alla realizzazione degli affreschi così come oggi li vediamo.

Il ciclo pittorico riprende infatti, nella sostanza, il racconto michelangiolesco, integrandovi al tempo stesso i dettami della Controriforma tridentina, recepiti e promossi proprio da Papa Sisto V.

L’appendice curata da Elisabeth Bruckner, responsabile scientifica del Museo Archeologico di Sezze, aggiunge un contributo prezioso alla guida.

Troverai tutto nel testo e, se ti fosse possibile, ti chiederei un tuo commento per il giorno della presentazione, l’8 dicembre.

Vorrei inoltre chiederti, se possibile, di far emergere la mia esperienza di setino: un percorso che nasce dall’amore per la mia famiglia – soprattutto per mia moglie Pina, che mi ha portato a Sezze e che mi sostiene da ormai più di quarantotto anni di matrimonio – attraversa quarantacinque anni di vita parrocchiale a contatto con i santaluciani e un sacerdote speciale come don Raffaele D’Elia, ora rimpiazzato per ragioni di età dal bravo don Giovanni Grossi, e culmina oggi in una collaborazione cittadina davvero significativa.

Ne è prova il lavoro corale della guida, realizzata grazie ai contributi dell’archeologa Elisabeth Bruckner, del professor Giancarlo Loffarelli, dell’esperta di arte medievale Chiara Paniccia, del marmoraro Franco Vitelli, del pittore Tommaso Brusca, del cardiologo Giovanni Farina, fino al giovane documentarista Augusto La Penna, ai quali – se me lo permetti – aggiungerei ora anche il giornalista Lidano Grassucci. Spero che questa guida contribuisca a custodire la memoria, valorizzare la nostra storia e offrire un piccolo segno di speranza per il futuro del nostro territorio, della sua identità e del suo ambiente, in linea con il tuo costante richiamo a questi valori.

Grazie. Lucio

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