Lo spray urticante a Sezze e il ragazzo di Santi Cosma nella scuola lasciata sola
Leggo due notizie di scuola che stanno nello stesso giornale su fatti di questa provincia, uno a Santi Cosma e Damiano, l’altro a Sezze: il suicidio di un ragazzo e ne rispondono gli insegnanti; in una scuola spruzzano spray urticanti che rendono invivibile il plesso ed esplode il giudizio social conto la scuola, anche qui si discute della scuola che dovrebbe fare qualcosa che è responsabile.
Non entro nello specifico ma segnalo una assenza: la famiglia.
Gli insegnanti debbono rispondere del ragazzo che nelle sue fragilità si è tolto la vita a Santi Cosma, gli insegnanti debbono gestire il gesto di cancellazione del rispetto per la scuola a Sezze.
Due episodi lontanissimi ma due episodi in cui, comunque, la scuola è rimasta sola e gli insegnanti, i dirigenti sono su una linea del fronte cruenta, difficile pericolosa.
Abbiamo chiuso tutte le stazioni sociali: il vicinato, la rete parentale, le comunità locali, le parrocchie, le sedi di partito, gli amici.
Come quando abbiamo chiuso tutti gli ospedali ed è rimasto solo il pronto soccorso del Santa Maria Goretti.
La scuola diventa l’ ultima frontiera sociale di una società senza soci.
Gli insegnanti sono soldati che combattono senza retrovie, senza teoria militare, senza altro che se stessi. Ragazzi fragili ma anche ragazzi eccessivi e tutto a mani nude. I magistrati intervengono in nome di leggi e principi, e anche del loro protagonismo, ma al fronte non ci sono confini definiti.
Le famiglie? Sono giudicanti, spesso, ma ingiudicanti nel pensiero Comune sempre.
Esperti senza esperienza su internet sono dei Freud in millesimi, giornalisti in difficoltà a prendere un caffè al bar, giudicano gli insegnanti soli gridando: ma la scuola dov’è? E la scuola è tutta intorno.
C’è un incidente stradale? Manca l’ insegnamento del codice stradale a scuola. Lanciano le pietre su un bus di giocatori di basket e muore un cristiano… manca l’ educazione civica a scuola. Consentitemi qui a mancare è la società in una scuola sola.
Questo penso e credo, ho incontrato il figlio del mio Maestro alle elementari si chiamava Silvio Sacripanti, lo chiamavamo tutti “sor maestro”. Anche mio padre che gli era amico da quando mi “prese in carico a scuola” lo chiamava così.
“Sor maestro” che non ci doveva insegnare tutto, non ci doveva salvare dai mali del mondo, ma ci doveva accompagnare a farci uomini e donne umani.
Non ci insegnava a non aver paura, non ci misurava le fragilità, ma ci spiegava come si trovavano le chiavi per aprire le porte del mondo. Non è la scuola che cambia il mondo ma sono i ragazzi che lo faranno dopo averlo capito a scuola il mondo
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