Quando il cielo fa paura, ma il nero viene da levante “lasciatece piagnè da soli”

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Visite di gente incravattata sugli argini di torrenti che hanno esondato, quando servirebbero camice di fustagno. Sì, il nodo delle alluvioni non sta in scuse climatiche: la terra non ha il nostro orologio dei secondi, ma l’eternità e se ne frega del nostro tempo.

I continenti derivano e non puoi farci niente, periodi freddi seguono periodi caldi nell’universo che è gelido ed è il caldo l’eccezione non la regola.

Quindi non è colpa del tempo il maltempo o il beltempo ma così è.

Serve, dicevo la camicia di fustagno che è dei contadini che quando c’era il sole, e non dopo il temporale, pulivano fossi, torrenti e fiumi e non ci buttavano dentro i sassi. Serve la memoria storica dei contadini che sanno dove sfociano i fossi, dove ci sono le terre da basso, che sanno una semplice cosa “l’acqua che sta in cielo lì non rimane”. Che sanno anche che il tempo del fieno e quello dell’erba. Non serve l’emergenza nel disastro ma la saggezza nel tempo bello.

A Roma, città aperta, durante la seconda guerra mondiale tra liberatori ed occupanti che la facevano da padroni qualcuno scrisse sui muri “lasciatece piagnè da soli”. I guai li abbiamo fatti noi per fame di case che non avevamo, per fuga dalla fatica che ne avevamo troppo ora dobbiamo saper ricucire magari con case diverse e con un poco di ritorno alla fatica.

Quelli che vengono? Gli offriremo un caffè, due pastarelle ma non ci servono in nome del nostro orgoglio: piangeremo da soli e da soli risorgeremo ridendo.

VIDEO DI MICHELA CAETA

https://www.facebook.com/michela.caeta/posts/2226222147565241/?vh=e&extid=MSG-UNK-UNK-UNK-AN_GK0T-GK1C

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