La fiera a Sezze e quel PP scritto sull’asfalto

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Da piccolo c’era un mistero. una scritta che si faceva sull’asfalto alla vigilia delle fiere. Le fiere era il mondo che dal mondo veniva nel mio mondo. La scritta era PP, de pi affiancate, in maiuscolo. Comparivano d’improvviso, non vedevo quasi mai gli autori dello scritto, poi intorno si faceva uno spazio largo sempre eguale ma lungo un poco di più o un poco di meno.

PP, ma cosa vorrà dire mai. Ci interrogavamo, poi un giorno la scoperta che per noi è stata più importante della scoperta dell’America, significava Posto Preso. I commercianti che venivano per la fiera ricevevano il posto dal comune pagando gli oneri e quel posto era lorio, gli altri si dovevano fare più in là.

Poi la fiera, la gente, prodotti strani che oggi manco i cinesi hanno disponibili. Si vive di piccole cose. E in ricordo di questa storia legata alla fiera aggiungo al mio personale e “inutile” ricordo lo scritto di Vittorio Del Duca che della fiera di maggio, del tre maggio, a Sezze ha memoria e un poco in ricordo di quando iniziai a fare il corrispondente da Sezze di Latina oggi, nell’1987, e Vittorio era una delle mie fonti e ora dopo 26 anni faccio lo stesso

LA FIERA DI MAGGIO

La Fiera della Croce o di Maggio a Sezze- Le sue origini sono da ricercarsi in un periodo successivo al 1656, quando fu soppressa l’antica Fiera di San Lidano (2 luglio) per la peste portata a Sezze dai Veliterni. Cessato il pericolo del contagio, si pensò qualche anno dopo di sostituirla con un nuova fiera dopo Pasqua, il 3 maggio, giorno in cui la Chiesa celebrava la festa di Santa Croce.
La fiera di San Lidano era ritenuta troppo ravvicinata all’altra di San Luca del 18 ottobre ma soprattutto cadeva in un momento in cui la popolazione era impegnata nella mietitura del grano.
Anche se la Chiesa soppresse nel 1970 la festa della Croce, (accorpandola con L’Esaltazione della Santa Croce del 14 settembre) la tradizionale fiera del 3 maggio permane ai giorni nostri.
E’ stato scritto che fosse di “particolar privilegio della famiglia Fasci […] e di antica[…] osservanza”. Inizialmente si svolgeva ai Zoccolanti nei pressi del Convento di Santa Maria delle Grazie ma venne per un certo tempo trasferita a Priverno dove un membro di quella famiglia era andato ad abitare.
Si caratterizzava per la vendita di “Cocci [utensili di terracotta], Casci [formaggi], Carne salata, castagne, e Porcelli, oggetti di piccola entità e di poco conto
Vittorio Del Duca
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