Quando salvammo il Monumento da essere garage

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Ma che impegno mi sono preso nel riscrivere di Sezze. Dico, ma ricominciare da dove ho cominciato, o tornare dove ho incominciato non è difficile è incredibile. Ho cominciato con Roberto Campagna, Giovanni Rieti e Ernesto Di Pastina in un giornale che non c’era, allora non c’era (Latina Oggi), un foglio bianco… bianchissimo. Non erano legittime manco le parole, non c’erano. Ora posso confessarlo non ci leggeva nessuno, forse manco noi.

Le cronache erano orali. Poi, e qui vengo all’aggancio con oggi, si discuteva di mettere le auto al Monumento: una soluzione comoda, Giunta di Antonio Maurizi (tra l’altro quella a me più vicina per via della malattia socialista che mi perseguita non meno della setinità). Una soluzione con ampi consensi, i verdi erano in nuce, l’auto era progresso gli alberi e il verde retaggio di un mondo contadino che non andava rivendicato ma negato. Decidemmo, ma non con un progetto, ma per caso di fare una campagna stampa, tipo quella dei radicali sull’energia nucleare, sui diritti civili e la facemmo con articoli e commenti (non era uso) su quel progetto… per salvare gli alberi e con loro la memoria, l’identità, uno spazio per i ragazzi, anche un posto dove potersi baciare ciascuno come gli pareva. Duro tanto, durò per fantasia e intervistammo tutti a partire dagli ex combattenti, compresi i non violenti, tutti. Ci cominciarono a leggere, incazzandosi con noi, tollerandoci, scoprendosi.

Scoprimmo con meraviglia che ci leggevano, mica troppi, alcuno, ma non nessuno. Scoprimmo che quel Monumento poteva essere uno spazio significante per la città mentre prima era uno spazio vuoto. Emancipammo un poco i ricordi, anche i miei che ci giocavo da bambino e mi sono, ci siamo, sentiti legati a quel posto che, in fondo, è una statua con l verde intorno, ma per noi è stata la porta del mondo anche per questo mestiere, ora scrivo di Sezze per gioco, ma l’ho fatto per imparare questo lavoro e un poco per sentirmi di un posto che forse per me è solo ricordo.

Per favore, prestate attenzione e cura perchè ogni angolo di un paese ha mille storie, io vi ho ricordato una delle mie nel mio lavoro.

PS: nessuno (o pochi) difese così Ferro di cavallo, nessuno (o pochi) l’Anfiteatro… peccato

 

Ps: la foto storica del Minumento è di Filomena Danieli il mio supporto storico sulla setinità che non finirò mai di ringraziare per la dolcezza e attenzione che mi presta 

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