Dicono dei morti e il mio viaggio piccolo
Dovrei. Dovrei ma non posso. Dovrei rifare un viaggio che ho fatto mille volte, ma mille è una è fatica. Per andare al cimitero di Sezze c’è un cancello gigante, da bambino pensavo che fosse il più grande del mondo, non è così ma ci va vicino (almeno credo e poi così pare a me) .
Poi c’è un tratto piano che fai in due passi, forse tre e da lì in poi devi “salire”.
Salire verso il paradiso? O salire per fare da sopra in alto un tuffo per gli inferi che ti toccano dal basso e poi ti prendono tutto.
Si sale, ripido, non rapido, ripido e ogni tanto il percorso che fa Cristo, il Cristo dei cristiani, per andare a morire. Quando racconto questo viaggio mi ricordo dell’ultimo fatto insieme a mio padre che salendo “perdeva fiato”. Si sale, Cristo è tribolato, sofferto, insultato, frustato, umiliato… via della croce, un crocevia.
Mio padre non parlava, respirava cercando il fiato che sarebbe andato via e pure, prima, ci fumava pure sopra per arrivare in cima.
Si sale, strano sentirsi a distanza con il mio passo segnato dal duro salire ma baldanzoso da rivenire, tornare.
Lì, a gran fatica, proprio in cima c’e’ mio nonno magro smunto, con l’orecchio che non è venuto in foto e fatto con il lapis che pare vero: Lidano Grassucci, data di nascita e data di morte.
Più il là nonna che pare, nella foto come una matrona romana, in salute come erano in salute queste “regine contadine”, queste “principesse del tempo lungo”, queste “padrone depositarie del mondo”. Così mi dico di quella lapide con su scritto di metallo il mio nome tale e quale, sono già morto e qui è “nero” su marmo.
Mio padre salutò con la mano, fece fatica a scendere da lì: “iamocenne”. Voleva dire ora tocca a te, a me?
Sta finendo anche il tempo mio rendendomi conto che questo viaggio è un lascito e io lo lascerò con la consapevolezza di avere visto in vita la mia scritta cambiando le date. Dio che cielo c’è oggi, che silenzio ritrovato, dove sono mai andato.
Non ho portato neanche un fiore , come al solito e nonna avrebbe detto “ma i capo addò i ti”, “nonna mi sono dimenticato“, “i che non lo saccio” e mi sono messo a piangere che è brutto per un uomo fatto.
Però vedete vi ho scritto e in fondo sto in ritardo di due giorni, solo. Beh, non è così perchè a voi debbo la vita.
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