Lungo la Via Francigena i pellegrini del mondo all’Eremo di Santa Lucia di Sezze

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  1. Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri ma in emozioni. È il caso della visita di un gruppo di circa venti pellegrini provenienti da cinque Paesi diversi – dagli Stati Uniti all’Australia – che nei giorni scorsi hanno fatto tappa a Sezze lungo la Via Francigena. Grazie all’interessamento del consigliere comunale Daniele Piccinella, che ha chiesto e ottenuto dal parroco don Giovanni Grossi il permesso di aprire l’eremo di Santa Lucia, i viandanti hanno potuto scoprire uno dei tesori più preziosi e nascosti del nostro territorio.
    A guidarli è stato Lucio Planera, parrocchiano appassionato che, da bancario, si è reinventato come guida e custode della memoria artistica e spirituale del luogo. Planera sta per pubblicare il volume “La Cappella Sistina del popolo – Guida all’Eremo di Santa Lucia e ai suoi affreschi”, un lavoro che intende restituire visibilità e dignità a un patrimonio che parla ancora al cuore di chi sa fermarsi ad ascoltare.
    Durante la visita, durata circa un’ora, i pellegrini hanno potuto compiere un vero viaggio nella fede e nel tempo, seguendo il racconto degli affreschi che ornano le pareti dell’eremo: dalla Creazione del mondo, articolata in sei registri ispirati al Libro della Genesi – fino ad Adamo ed Eva, della cui cacciata restano solo frammenti – al grande Giudizio Finale, trionfo di luce e colore che occupa la parete opposta.
    Quest’ultimo è organizzato in quattro registri sovrapposti: in alto la Trinità, poi gli apostoli e i primi santi martiri, i padri e dottori della Chiesa insieme ai monaci fondatori di ordini e monasteri, fino ai beati alla destra di Cristo giudicante e ai dannati alla sua sinistra. Al centro, come cerniera tra Creazione e Redenzione, si erge la parete di fondo con un’elegante edicola affrescata: in alto la Crocifissione, intensa e popolata di figure, mentre in basso Santa Lucia, titolare della chiesetta, appare tra Sant’Agata, dal volto di rara bellezza, e Santa Cecilia, in un equilibrio che unisce grazia, musica e luce.
    Al termine della visita, i pellegrini hanno espresso sincera commozione. Una signora giapponese, in particolare, ha donato un piccolo fischietto, simbolo di gioia e memoria, dicendo che “da oggi suonerà insieme ai personaggi degli affreschi”.
    Così, nel silenzio dell’eremo, la storia ha ripreso voce. E Sezze, ancora una volta, ha saputo accogliere il mondo nel segno dell’arte, della fede e della bellezza condivisa.
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