La democrazia e la caccia alle streghe
Riceviamo e pubblichiamo
La democrazia oggi non vacilla solo per l’astensionismo o la disaffezione crescente dei cittadini, ma per l’uso sistematico delle false notizie come arma politica. Le cosiddette “fake news” non sono errori casuali: sono costruzioni a tavolino, diffuse per orientare l’opinione pubblica, instillare paura e delegittimare chi non si allinea al pensiero dominante.
Il meccanismo ricorda un passato oscuro: la caccia alle streghe. Allora bastava un sospetto per bruciare una vita; oggi bastano accuse senza prove per marchiare intere categorie sociali, ridurre il dissenso a tradimento, annullare la credibilità di chi propone un punto di vista alternativo.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: i migranti descritti come invasori; i pacifisti bollati come filo-putiniani; la vicenda del Nord Stream subito imputata alla Russia, nonostante la consapevolezza in Occidente del coinvolgimento ucraino con appoggi di intelligence. In ogni caso il metodo è identico: diffondere sospetto, isolare chi non si allinea, trasformare il dibattito in una rissa sterile o silenziarlo con regole ad hoc.
Il risultato è devastante: il confronto democratico viene sterilizzato, i temi reali – evasione fiscale, lavoro, giustizia sociale, ambiente – spariscono, sostituiti da nemici immaginari. Eppure il confronto leale e il dibattito informato sono l’essenza delle democrazie: senza di essi, esse muoiono.
Contrastare questa deriva significa smontare i meccanismi della paura, sostenere il libero pensiero, difendere il giornalismo indipendente e diffondere una cultura critica capace di distinguere tra informazione e propaganda.
La caccia alle streghe di oggi non accende roghi, ma spegne la democrazia.
Lucio Planera
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