Riflessioni all’Alba. Riforme urgenti per un codice deontologico degli Enti Locali
Opinione semi-seria sull’origine dell’affossamento della “questione morale” nei partiti e nei movimenti d’Italia.
Cosa ci si può aspettare da chi ci governa e cosa nessuno vi dirà mai.
Non sono un avvocato né un giudice né un parlamentare. Non ambisco a cariche elettive, sia chiaro fin da ora, ma da molti anni osservo i fenomeni sociali che hanno modificato i principi deontologici derivati dalla volontà di dare un contributo al proprio Paese. Sono una giornalista professionista dal 2003, pubblicista dal 1997.
Ho scritto il mio primo articolo a 16 anni per un mensile autoprodotto da un uomo libero Franco Italiani. Mi ero concentrata sulla crescente diffusione – ? – della produzione dell’actinidia, in un’area, a cavallo tra la pianura pontina e quella della campagna romana, fino ad allora vocate alla produzione di vite da uva. (!)
È vero – ho peccato anche io – mi sono candidata a 22 anni …a 40 e un paio di anni fa, ma le mie candidature sono state definite “di servizio” come si diceva un tempo.
Ho aiutato a riempire le liste con il mio nome per ausiliare movimenti e partiti politici che hanno avuto pochissima fortuna. Le mie campagne elettorali non sono mai durarte più di 15 giorni per ragioni del tutto personali. Ma ho saggiato il terreno e guardato negli occhi chi apertamente mi diceva: “se fossi stata tu candidato sindaco ti avrei votato …pazienza sarà per la prossima vita…”, ho aggiunto io.
Ed anche su questo argomento si potrebbe aprire una riflessione leale – ovvero – sull’occupazione stabile delle segreterie di alcuni partiti politici da parte di persone che rispecchiano spesso solo marginalmente, o in nulla, o affatto i principi di quei partiti/movimenti, nei quali militano, deprivando la democrazia della stessa democrazia rappresentativa.
Così a distanza di tempo e soprattutto dopo aver preso le distanze dalla cronaca locale, sono ancora più convinta di allora, della necessità di spazzare via la velata ipocrisia che purtroppo avvolge le campagne elettorali di questo Paese (Italia) fin dalla base.
Parliamo di Comunità dove spesso la politica controlla la sopravvivenza dei cittadini, che divengono, senza nemmeno accorgersene, sudditi consapevoli e informati. Consegnando il documento della propria privacy a quelli che di fatto si manifestano come veri e propri sconosciuti in caso di “voto contrario”.
Così mentre il mio codice deontologico, quello giornalistico, impone la sospensione dalla professione per sei mesi, qualora ci si candidi a cariche elettive, per altri, dalla professione di medico a quella di sindaco o consigliere, è solo un balzo di sedia.
Quasi sempre ammortizzata da un pacchetto di voti “di base”.
Non ho mai visto un medico o un dirigente vivere per Sei mesi senza stipendio, senza lavorare e con il rischio di rimanere con un pugno di mosche tra le dita …ho visto invece dirigenti politici guidare macchine amministrative senza titoli, fare causa alle amministrazioni che li avevano cooptati con concorsi farsa per poi gestire “clandestinamente” i voti del partito e le sorti di sindaci fantoccio.
Mi chiedo allora per quale ragione una simile penitenza non venga assunta da tutti quei dirigenti pubblici, medici generici ovvero di base, e specialisti, che operano nel proprio territorio, stessa regola per commercialisti, avvocati e pizzicagnoli che prestano denaro o aprono bottega con garanzie personali sul “buffo”.
Perché è sempre più evidente come un seggio in Comune non sia meno ambito di uno in Parlamento da questa eclettica tipologia di classe “dirigente”.
Anche il seggio per interposta persona può avere i suoi vantaggi se l’aggregato è preso per le…..p….ma qui ci addentriamo su un terreno molto scivoloso…
Mentre è sempre più diffusa una tipologia di professionisti che trascorre più tempo a begare che svolgere il proprio compito istituzionale derivato dalla professione pubblica che dovrebbero esercitare. A questo si aggiunga il sottile velo di marcato ricatto
emotivo predatorio che è spesso presente nella natura umana.
La legge quindi dicevo, non è uguale per tutti, ed a maggior ragione non lo è laddove, appare chiaro che non è più l’informazione ad orientare l’elettore, ma la disinformazione, divenuta appannaggio di tutti.
Si dice grazie ai social, ma io direi più a causa di quella sciatteria che contraddistingue il giornalismo sottopagato, sempre più diffuso che ha costretto molti colleghi a migrare su piattaforme insulse e senza dignità, casi rari laddove ve ne siano, contratti di lavoro parametrati allo STUDIO ed al SERVIZIO reso.
Ma in Italia si sa, le professioni se liberali e soprattutto intellettuali, sono da considerarsi cenerentola.
Così quello che doveva essere “il cane da guardia” delle Istituzioni si è trasformato in giullare di corte dai canini segati dal cimurro dal quale non ha voluto curarsi… perché le responsabilità sono tutte interne alla categoria, sia ben chiaro!
Così nelle mie discettazioni alla luce dell’Alba mi chiedo se è concepibile che un Consigliere comunale possa essere eletto per più di due mandati amministrativi.
Nei paesini che ho avuto modo di osservare, ma lo stesso vale per le municipalità cittadine, vi sono Consiglieri che sono stati in carica per 20 e 30 anni consecutivi. Molti di loro hanno incarnato il senso delle Istituzioni, pochi in verità, mentre la stragrande maggioranza ha iniziato a leggere le Delibere grossomodo intorno ai 60 anni non distinguendo le stesse da una Determina. Quindi dopo 15/20 anni di onorata carriera da nullafacente…sia in maggioranza che in opposizione….il Consigliere partorisce, può essere un incarico per se stesso per la sua genia presente e futura, per gli amici del contado, certo è poco o nulla avrà fatto per la collettività, in assenza del controllo sistemico del Cane da Guardia.
Non parliamo poi di quegli assessori che sono riusciti a mantenere la stessa carica per oltre 30 anni e quando non ci sono riusciti più hanno “prestato” i loro voti a chi calzava a pennello il ruolo di voltagabbana.
Cosa significa allora per costoro ricambio generazionale?
Cosa può pensare un giovane che vorrebbe fare politica ….che deve essere figlio di …oppure deve aspettare il proprio turno facendo sgambetto a chi lo ha preceduto?
No. Nulla di tutto questo.
Arrendetevi.
Se in questo Paese il giovane riesce a sedersi su uno strapuntino in tenera età, l’imberbe politico sa che quello strapuntino, se vorrà *contare”, se lo dovrà tenere stretto fino alla morte e per fare questo, lotta in un corpo a corpo violento viscerale aspro, codardo e miserabile al tempo stesso.
Si smuovono giudici, sentenze, si sottraggono tre voti, dicasi tre …all’amico/a fratello/sorella di lista e si impernacchia il popolo…
Perché la legge dei numeri non conosce codici deontologici.
È la legge del più furbo.
E come è noto la legge si applica soprattutto agli altri….per se stessi ….vale il portofranco dell’immunità da critiche e contestazioni che un sistema politico in Italia ha reso sempre meno egualitario e più familistico. A destra come a sinistra, perché al centro lo era già.
Così come nei piccoli centri l’appartenenza alla “Famiglia” (non sempre fatta di consanguinei) è il Dogma e la rete dei servizi il Sistema l’Alba della nuova era resta molto lontano dal sorprenderci.
