La serpe
Mio nonno faceva il carrettiere, lavoro solitario, dove contava il mulo e l’ uomo meno. Il carretto era di legno, basato sulla ingegneria dell’ esperienza. Si andava per il mondo che era buio, si tornava al mondo che non si vedeva. In mezzo? Le sue storie un poco abnormi, un poco oltremisura. C’erano lupi mannari, femminelle nelle strade strette, lupi famelici e serpenti secolari grandi come il carretto intero capaci in un sol boccone di mangiarsi un bue. C’èrano diavoli buoni capaci, come Mangiafuoco, di dare i denari a Pinocchio e santi irosi capaci di uccidere quel pensiero di un bacio che viene anche agli uomini duri e soli come solo è l’ ultimo istante.
In questo marasma di inverosimili fatti lui mi raccontò della sua cagnetta, niente di che, una bastardina che si chiamava “signorina”. Lei sentiva il carretto che ancora c’era una mezz’ora di viaggio per stare la. Faceva le feste a quell’ uomo che solo il vino lo scuoteva e il sonno gli dava quiete. Si salutavano e basta, ma quel giorno la cagnetta non smetteva, non rinunciava, anzi si arrabbiava. Nonno alzo’ la voce, ma il cane fece ancora più baccano
Che strano, in genere in ogni dove era un saluto e niente più, il cane puntava insisteva
Nonno non era uomo paziente e stava per gridare ancora più forte quando vide la ragione del cane e il suo torto: nelle fascine che portava sul carro c’era una vipera. Non ci pensò un momento e con il falcetto (i suricchio) taglio di netto la testa al rettile malefico.
Guardo il cane con riconoscenza, ma senza festa. Gli aveva salvato la vita, ma lui non mostrò piacere.
Certo avrebbe fatto altre 100 e 100 volte quella decapitazione ma no, festeggiare no. Del racconto aggiunse, e non era una smargiassata, che comunque nel vivere si rischia tutti uguali: io come la vipera, poi uno vince, io ho avuto salva la vita, ma potevo perdere e anche il rettile mi avrebbe dato rispetto.
Nella vita gioca il caso, nulla determina il tifo. Prese un pezzo di carne e lo diede alla cagnetta, che non codinzolo manco lei: per la vacca non c’era nulla da festeggiare.
Così vanno le cose del mondo a chi ha guardato negli occhi un vitello morire anche se uccideva per vivere.
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